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L’approccio alla conoscenza spirituale
o filosofico ( quello cioè che si rifà a fenomeni
che di volta in volta sono chiamati ispirazione, intuizione,
illuminazione, serendipety ecc…) benché porti
a risultati soggettivi, non dimostrabili e sostanzialmente
incomunicabili, ritengo abbia un valore superiore a quello
scientifico (viceversa oggettivo, dimostrabile e comunicabile),
in ragione non dei suoi risultati (che sono oggettivamente
invalutabili e sono un fatto personale) ma del suo oggetto,
cioè perché riguarda il mistero della vita
e i perché dell’esistenza, l’unica cosa
che veramente può interessare alla nostra completezza
e che è fuori dalla portata cognitiva della Scienza,
bloccata da quattro pareti ( le Relatività, la Meccanica
Quantistica, la Teoria del Caos e il Teorema di Goedel)
che precludono la visione del mistero che sta oltre di esse.
Tuttavia ritengo che la conoscenza scientifica, anche nella
ricerca spirituale, abbia un ruolo, ancorché non
determinante, di un’utilità incalcolabile,
in quanto serve a depurare il cammino della ricerca da condizionamenti
e interferenze, che provengono dall’abisso della complessità
umana e che, quando emergono o prevalgono, possono portare
a penosi sentimentalismi religiosi, a superstizioni e simili…..fino
a Vanna Marchi. In altre parole in fase di approccio mi
fido più del mistico scienziato che del mistico e
basta, anche se il mistico più grande può
essere anche analfabeta. Ovviamente quell’abisso della
complessità umana può a sua volta condizionare
e interferire anche con una buona conoscenza scientifica,
fino a precludere ogni luce spirituale, come è avvenuto
nel determinismo ottocentesco e come è tuttora in
alcuni adepti del Cicap.
Nel ‘900 l’interdipendenza tra le due forme
di conoscenza (spirituale e scientifica) oggettivamente
fuse a livello individuale è emersa nei fisici teorici
quali Bhor o un Heinsenberg, il cui misticismo nasce a seguito
della scoperta che la realtà è mistero, inconoscibile
per l’uomo. Einstein invece è stato tradito
dalla sua religiosità. Chi è religioso dà
un volto al mistero, che non accetta, mediante un sistema
dogmatico di credenze. Invece a mio parere il mistero va
contemplato non interpretato, ovvero se trasferiamo il noumeno
sconosciuto in fenomeno conoscibile cessa di essere noumeno.
La celeberrima frase ‘Dio non gioca a dadi’
è un pregiudizio ed è stato sconfessato in
sede sperimentale. Einstein avrebbe dovuto accettare il
caso, come apparenza nelle cose, poi sostenere che le cose
ci appaiono così a seguito della conformazione e
limitazione del nostro sistema cognitivo.
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