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Al contrario io sono antiamericano. Non posso essere contro l’amministrazione Bush, o a favore
della terza via democratica. Cosa vorrà mai dire prendere posizione contro un presidente se non
si avversa anche tutto il suo elettorato? Certo, direte, Bush è stato votato, senza troppe moine, da
un quarto degli elettori americani, poiché la metà non ha espresso la proprio preferenza e l’altro
quarto ha scelto Gore. Ed ancora, oggi tra Bush e Kerry non c’è quell’abisso che i giornali di
destra o di sinistra evidenziano secondo l’ultimo fiato delle indagini demoscopiche. Insomma,
mi direte, perché ti ostini tanto contro l’America se in realtà osteggi soltanto un quarto (neppure)
del paese?
Ma, vedete, è proprio questa scappatoia che rifuggo: in fin dei conti non si può prendersela con
l’America per via della miopia direttiva espressa da un quarto della nazione! L’unica coerenza è
contrariare il cento per cento dell’America, asino democratico ed elefante repubblicano (animali
invertiti!), ispanici e neri non votanti, minoranze cinesi, russe ed ebree, pellerossa integrati in
maniera posticcia nella dirigenza dei casinò, “homeless” disgraziati e ricchi bianchi texani dagli
occhi di ghiaccio seduti sullo sterco delle loro vacche, vecchie baldracche cotonate e giovani pallidi
lardosi dallo sguardo bovino… Ognuno di quelli rifuggo poiché per colpa loro, attivamente o
in modo inerte, s’erge quel maledetto gigante amorfo che non bada mai a dove mette i piedi goffi
e sgraziati, quel ciclope che guarda con un unico occhio, senz’essere neppure in grado di riconoscere
nell’acqua la propria immagine corrotta: U.S.A.
Ma sì, ma sì: la statua della libertà! Quale ciclope della malora! Qui abbiamo the statue of Liberty,
mica un bronzo di Riace… Quale stramaledetta “libertà”?, ribatto. Il Nord America sorge come
la colonizzazione di un continente tutt’altro che disabitato: all’origine degli Stati Uniti c’è il prolungato
massacro orchestrato da schiene ricurve su un tavolino, a scapito dei precedenti popoli,
che scorrettamente chiamiamo i Pellerossa, e della natura. Questo è il fondamento della libertà
statunitense, il mito del far west come terra di nessuno, libera, free: sangue gratis.
Come come? Non si può scagliarsi contro una nazione per dei crimini commessi secoli fa!
Sarebbe come accusare Spagnoli e Portoghesi per lo sterminio degli Indios avvenuto 400 anni or
sono, ecc. ecc… la lista è lunga perché tutte le genti hanno sotterrato i loro scheletri. Certo, nondimeno
soltanto una nazione oggi si arroga diritti e doveri nei confronti del pianeta, sotto l’aspetto
delle risorse umane e di quelle naturali, soltanto una nazione è sicura d’essere Atlante che
porta sulle spalle la Terra… Vedete, questo Atlante cieco non fa altro che parlare di libertà configgendo
negli animi dei supposti oppressi dalla tirannia la possibilità dell’onnipotenza: nella
Terra della Libertà ognuno fa quel che vuole, si arricchisce come vuole e si difende come vuole,
nella sua proprietà è l’assoluto padrone di ogni cosa, è il dio in terra di ciò che si stende sulla propria
mano. Pertanto, noi che siamo liberi, siamo anche giusti ed è giusto che tutti siano liberi
come noi, e soprattutto che chiamino libertà esattamente quel che noi chiamiamo “libertà”: ovvero
ognuno deve essere giusto e libero, ognuno sarò americano e ne sarà fiero.
Iraq, ovvero Iraqi freedom, ovvero un’ecatombe. Non ci sono scuse.
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