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La dissertazione per l’ordinariato
"De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et
principiis" (1770), costituisce la prima fra quelle
che seguono quella che Kant chiamerà “rivoluzione
copernicana”, ossia una “grande luce”
che rischiarasse il modo di intendere la metafisica che
si cercherà di far procedere con lo stesso metodo
della fisica newtoniana, prendendo così le distanze
da una metafisica intesa in modo classico, che per Kant
costituiva un mondo di “sogni razionali” descritto
da visionari. Tale scienza, non poteva infatti considerarsi
una scienza del noumeno, bensì solo una scienza “dei
limiti della ragione”. Si apre così una nuova
era del filosofare che permetterà il superamento
del razionalismo, dell’ empirismo, dello scetticismo
e del dogmatismo.
La dissertazione si presenta come una propedeutica della
metafisica, intesa come conoscenza dei principi dell’intelletto
puro e stabilisce pertanto una distinzione fra (1)conoscenza
sensibile e (2)conoscenza intelligibile.
1. è la conoscenza dei fenomeni, ovvero delle cose
così come appaiono e non come sono “in sé”,
è la conoscenza sensibile;
2. è la conoscenza delle cose che per loro natura
non possono essere colte con i sensi, le cose come sono,
colte dalla conoscenza intellettiva sono noumeni, concetti
dell’intelletto sono per esempio “possibilità”,
“esistenza”, “necessità”
e simili, che non possono essere colti con i sensi; su di
essi si fonda la metafisica.
La conoscenza sensibile è intuizione, in quanto conoscenza
immediata, che avviene nel tempo e nello spazio che non
sono né proprietà delle cose (attributi, realtà
ontologiche), né semplici rapporti fra i corpi, bensì
forme della sensibilità, ossia condizioni strutturali
della sensibilità.
Dopo dodici anni che “la grande luce” del 1969
si presentò per rischiarare tutti i problemi, Kant
portò a termine La critica della ragion pura(1781)
nella quale sciolse il bandolo della matassa dei problemi
della conoscenza scientifica (l’unica conoscenza vera),
scoprendo che essa consiste di una “sintesi a priori”
Seguono altri due paragrafi che approfondiscono:
x La Critica della Ragion Pura
x La Critica della Ragion Pratica
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