Articolo 1 - Se sia legittimo ritenere la vita sessuale
peccaminosa
Come il cattolico ben sa il peccato è atto di libertà
o, meglio, eccesso di libertà tramite cui l’uomo
abbandona la via indicatagli da Dio e segue la strada del
Male. Dunque noi sappiamo che il peccato non può
che nascere con una azione, con una attività dell’uomo
il quale non può vivere attivamente ma deve necessariamente
affidarsi alla luce divina e agire in base ad essa (e questo,
si badi, non è un sofisma deontologico ma una semplice
tematizzazione ontologica).
I peccati sono tali e tanti che risulta impossibile elencarli
tutti qui come è risultato impossibile in passato
anche a coloro che con ben più valore di colui che
sta scrivendo queste pagine hanno indagato sulla loro natura,
ragion per cui noi sappiamo che per distinguerli tra essi
la tradizione cristiana ci propone i vizi capitali, i quali
sono sette e ai quali i peccati tutti fanno capo. Essi sono
la vanagloria, l’invidia, l’ira, l’accidia,
l’avarizia, l’ingordigia e la lussuria. Non
ci interessa ora entrare nel merito del problema dei vizi
capitali, sulla natura e sul numero e sull’origine
dei quali si è aperta una diatriba lunga e inutile
alla risoluzione del problema che ora vogliamo analizzare.
Quel che ci interessa ora è stabilire se la vita
sessuale, problema assai sentito dall’opinione pubblica
del giorno d’oggi, possa essere ritenuta un peccato
o meno. Ritenere o meno un peccato l’atto sessuale
significa speculare in merito alla sua concordanza con la
luce divina, poiché come precedentemente abbiamo
potuto vedere il peccato avviene nel momento in cui noi
abbandoniamo la strada del Signore per imboccare quella
del Male. Ebbene, presa in senso assoluto la sessualità
non è un peccato. È infatti vero che nella
Genesi Dio dice ad Adamo ed Eva di crescere e moltiplicarsi,
ma moltiplicarsi significa avere conoscenza carnale dell’altro,
della persona dell’altro sesso dato che la prosecuzione
della propria specie non nasce se non dall’incontro
della carne. È inoltre vero che il messaggio divino
si rivolge all’uomo nella sua totalità ed è
radicale al punto da imporre a Abramo di offrire in olocausto
il figlio; un messaggio di tale genere (dobbiamo sempre
aver presente il senso metaforico dell’episodio di
Abramo) non può non abbracciare anche la sfera della
sensualità, la quale se viene messa in atto con sincero
sentimento non è un peccato perché è
una manifestazione di quell’amore universale a cui
Gesù Cristo ci ha chiamati.
È tuttavia vero però che se la retta via consiste
nel seguire la luce di Dio anche un uso improprio del Bene
porta al Male. Pensiamo ad esempio, per meglio spiegare
questo concetto, alla generosità. Essa è un
bene, ma non solo non è il Bene, ma se usata in maniera
eccessiva diviene addirittura un male. È infatti
vero che aiutare il prossimo e amarlo così come si
ama sé stessi è il comandamento che ci ha
lasciato Gesù Cristo, ma è vero anche che
laddove le condizioni impongono una scelta la prima carità,
come ci ricorda San Paolo, è quella verso sé
stessi. Inoltre l’amore e l’altruismo devono
essere veri, non devono essere distorti e un vero amore
e un vero altruismo non possono che rispettare la dignità
dell’altra persona e della propria. Tornando all’amore
umano e carnale che unisce un uomo e una donna noi possiamo
comprendere come sia un bene l’incontro della carne
nel momento in cui tale incontro avviene per il coronamento
dell’amore che li lega, ma dobbiamo anche aver presente
il fatto che tale legame non consiste nell’Amore in
senso assoluto ma è una semplice manifestazione di
esso. Si deve aver presente, poi, che il semplice incontro
sessuale senza amore è un grave peccato, poiché
esso è l’affermazione della volontà
di ritenere l’altra persona un mezzo per il proprio
piacere, uno strumento di consumo mentre come disse Kant
(senza troppi meriti, in realtà) gli altri non devono
essere considerati un mezzo ma un fine. Ma ancora una volta
l’altra persona non deve essere ritenuta il fine,
ma un fine. Ma questo problema non ci interessa troppo ora.
In conclusione possiamo tranquillamente ritenere la vita
sessuale un bene nel momento in cui essa non è indispensabile
affinché continui il rapporto che lega le due persone,
dato che se essa nasce dall’amore che l’uno
prova per l’altra non è necessaria. È
infatti vero che l’amore è un sentimento che
non necessita di supporti ad esso estrinseci, ma se l’atto
sessuale diviene necessario alla prosecuzione del rapporto
tra i due è chiaro che non vi è amore e se
non vi è amore l’atto non è conseguenza
dell’amore.
[...]
Lo scritto completo è strutturato in questi capitoli:
x Articolo 2 – Conseguenze
di una eccessiva libertà sessuale
x Articolo 3 – In quali casi la sessualità
sfocia nel peccato
x Articolo 4 – La retta via dell’equilibrio
x Note
Il testo completo (11 pagg.) lo puoi scaricare - per una
comoda lettura - cliccando sul link poco sotto. Per commenti,
suggerimenti o domande puoi contattare l'autore, Tommaso
Di Brango, scrivendo al suo indirizzo email: donato.dibrango@tin.it.
PS: il sito č di ispirazione Atea dunque non può
che dissentire dal questo scritto ma, ritenendo
importante la pluralitą nel dialogo, si č deciso comunque
di pubblicarlo.