A volte s’intende il Rinascimento
non solo come rinascita o valorizzazione della letteratura
e ritorno ai classici, ma anche come rinascita della vita
religiosa.
Molti sono i filosofi e gli intellettuali in genere che
si affermano in questo periodo, ognuno con la propria convinzione
e con le proprie verità.Gli argomenti trattati in
questo periodo coinvolgono soprattutto l’uomo nella
sua natura e il suo rapporto con la fede o in generale con
la religiosità.Per la prima volta c’è
una sorta di ribellione verso il sistema ecclesiastico e
verso la Chiesa.La concezione di Chiesa come organo inquinato
e soprattutto corrotto non è di certo nuova se si
pensa al Medioevo in cui essa ha creato una serie di scabrosi
episodi di speculazione a danno del popolo (ovviamente povero
e miserevole dal punto di vista economico) e a disgustosi
inganni che si prendevano gioco dell’ingenuità
comune (ingenuità causata purtroppo dall’analfabetismo
che proliferava tra la popolazione) sfruttando oltretutto
il nome di Dio.Stavolta però intellettuali e filosofi
non guardano inerti alla decadenza della morale sia religiosa
che non, iniziano a lanciare senza timori accuse fondate
e lecite non solo al sistema clericale ma anche alla degradazione
della coscienza umana. Lo stretto rapporto che vi è
tra queste due componenti ha dato vita all’evento
forse tra i più memorabili di questo periodo storico:
”La riforma di Lutero”.
Altri come Erasmo, Machiavelli e in particolar modo Guicciardini
hanno composto opere che hanno reso evidenti i fattori di
crisi di questo momento.
Di Erasmo si ricorda “Elogio alla follia” in
cui in un tono ironico e quasi satirico muove una pesante
critica alla religiosità del suo tempo; di Machiavelli
celeberrimo è “il Principe”, benché
sia un trattato politico in esso non sono scartate le accuse
all’uomo e alla sua spiritualità; e infine
Guicciardini che con i suoi “Ricordi” tratta
innumerevoli aspetti di questo tempo in passi brevi ma concisi.Si
potrebbe dunque considerare metaforicamente Guicciardini
come un ponte intermediario tra i vari letterati rinascimentali-umanisti
che raccoglie in un’unica opera i numerosi temi di
questo rinascimento gremito di accuse.
Il primo dei “Ricordi” è dedicato da
Guicciardini alla fede, atteggiamento quello di cominciare
da questioni divine tipico del medioevo se si ricorda il
Decamerone di Boccaccio.Egli esordisce proprio con la Novella
di ser Ciappelletto in cui l’autore fa della satira
sia sull’ipocrisia della borghesia mercantile che
vorrebbe conciliare affari e spirito cristiano, sia sull’ignoranza
degli uomini di chiesa che santificano un eccezionale peccatore.
Guicciardini però ha un punto di vista del tutto
laico.Influenzato anche dagli avvenimenti storici di quel
periodo (la resistenza dei difensori della repubblica di
Firenze alle opprimenti forze imperiali di Carlo V), prospetta
la fede come punto di forza nei credenti e prerogativa per
essere ostinati e per riuscire a sopportare calamità
e controversie della vita.Fa una premessa (per cosi dire)
del pensiero del filosofo tedesco del 900 Nietzsche,dice
Guicciardini: ”Fede non è altro che credere
con opinione ferma e quasi certezza le cose che non sono
ragionevole ,o se sono ragionevole,crederle con più
risoluzione che non persuadono la ragione.”Cosi se
si prende in analisi un passo del filosofo moderno :”
"É in sé completamente indifferente il
fatto che una cosa sia vera o no, ma è estremamente
importante, invece, fino a che punto sia creduta. Così
ad esempio, se è insita una felicità nei credenti
redenti dal peccato, come premessa di ciò, non è
necessario che l'uomo sia peccatore, ma che si senta peccatore"
Apparentemente due convinzioni differenti,ma c’è
un particolare nell’affermazione di Guicciardini che
rende queste visioni simili:”Quasi certezza”.Questo
“quasi” sicuramente non disdegna la fede dell’uomo
come forse fa Nietzsche,ma la limita ad una pura credenza
ideata dalla mente umana (questo non vuol dire che egli
neghi l’esistenza di Dio).
Non bisogna a questo proposito confondere la fede nata dall’intimità
del singolo con i dogmi imposti dal sistema clericale.Nel
XXVIII pensiero egli disprezza il comportamento degli uomini
di chiesa accusandoli di essere coinvolti in un sistema
corrotto .Riprende cosi la critica mossa da Erasmo da Rotterdam.Entrambi
,
infatti,auspicano a evidenziare la decadenza morale del
clero e la sempre più incalzante perdita di valori..Nasce
cosi,prevedendo quasi l’atteggiamento illuminista,una
fiducia nella ragione dell’uomo.Tipico atteggiamento
dell’età moderna,infatti lo stesso fa Nietzsche
:“e il concetto di dio passò "nelle mani
di agitatori sacerdotali" che ne fecero uno strumento
di potere sui loro fedeli “ .Il potere che il clero
è riuscito a possedere da sempre è in parte
anche dovuto al fatto di dover compiere cerimonie “in
nome di Dio”.Il riformatore svizzero Zuniglio disdegna
ogni tipo di cerimonia sacra e invita gli uomini e quindi
ancora di più gli ecclesiastici ad impegnarsi nel
sociale ,verso chi ha bisogno, sottolineando che questo
è l’unico atto degno della grazia divina. Lutero
è molto vicino a questo atteggiamento, infatti egli
rifiutava le tradizioni e invitava a far proprie le verità
insite nel Vangelo.Riduce a tre i sacramenti, tagliando
cosi in modo radicale la funzione più importante
di cui la Chiesa si è avvalsa la facoltà:la
mediazione tra l’uomo e Dio.
Anche Erasmo ripudiò ogni tipo di culto o liturgia
contrapponendo il concetto di carità divina:”dalle
cerimonie nascono i dissidi ,dalla carità la pace.”
Si potrebbe dunque inserire Guicciardini in quella classe
d’intellettuali che mirano alla “Reformatio
Ecclesiae”,senza però rovesciare completamente
la gerarchia clericale e dunque anche la dottrina cristiana
.
Avendo simpatia per Lutero egli è cosciente del fatto
che non può partecipare attivamente al movimento
di riforma poiché, per suo interesse personale, a
suo tempo si è servito dei favori della Chiesa.
Considerando il valore importante della fede nella vita
di un uomo, Guicciardini, però non disdegna e soprattutto
non nega l’esistenza della fortuna.Nel pensiero XXX
riprende la visione machiavelliana di fortuna intesa come
accidente o caso fortuito.In entrambi gli autori la fortuna
ha un importanza non indifferente nella vita di un uomo,
evidenzia i limiti di un essere umano. Simile è inoltre
il tipo di ragionamento che porta a tali conclusioni.In
Machiavelli è riscontrabile la logica induttiva,
la tendenza cioè a trarre regole generali dall’osservazione
di fenomeni particolari e lo stesso vale in Guicciardini
in cui si riscontra palesemente il metodo induttivo,tra
l’altro metodo tipicamente galileiano. Un’altra
analogia fondamentale tra il pensiero machiavelliano e quello
di Guicciardini consiste nella concezione “crudele”
dell’essere umano.Nel XVII capitolo del Principe,Machiavelli
afferma:”delli uomini si può dire questo generalmente:che
siano ingrati,volubili,simulatori e dissimulatori , fugitori
de’pericoli,cupidi di guadagno…”.Questa
visione cruda e brutale dell’essere umano in generale
coincide perfettamente con quella di Guicciardini.Più
che altro si può dire che Guicciardini abbia una
visione dell’essere umano egoista che agisce solo
per interesse personale,quindi un’azione tendente
al male.Questo pessimismo deriva dalla situazione storica
di questo periodo.
Sconvolgente è l’impatto del Sacco Di Roma
su Guicciardini,che vede insieme a tutti gli intellettuali
italiani,una dimostrazione della decadenza della morale
e un evidente segno del ruolo ormai inutile dell’intellettuale
umanista grazie alla distruzione dei monumenti di Roma,
patria indiscussa della classicità.In campo filosofico
in questo periodo Guicciardini si avvicina molto alla visione
scettica del mondo e soprattutto dell’uomo e della
sua natura.Infatti nel CCXVIII pensiero egli afferma quasi
ironicamente”Quegli uomini conducono bene le cose
loro in questo mondo,che hanno sempre innanzi agli occhi
l’interesse proprio ,e tutte le azioni sue misurano
con questo fine .”.Il tema dell’egoismo umano
è ripetuto nel corso dei secoli,difatti anche Nietzsche
affermava che l’individuo serve la collettività
solo a scopo di trarre vantaggio anche per se stesso, primeggiare
sugli altri per far trionfare il proprio egoismo.Anche la
generosità per Guicciardini è una sottile
forma di individualismo come dice nel XI pensiero in cui
afferma :”oltre che nel beneficare per se medesimo
,sanza altra obietto,è cosa generosa e quasi divina
,si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno si grato
che ricompensa tutte le ingratitudine altrui”.Questo
per dire che in fondo lo scopo di un atto benefico o di
un’azione caritatevole non è quello del fare
del bene in se per se,ma quello di sentirsi appagati e ringraziati
dal “miserabile” in questione.In più
sempre secondo il principio egoistico afferma nel V pensiero
:”Chi pensa al profitto suo debbe procedere con la
mano stretta ,e inclinare alla scarsità che nella
larghezza (…),è necessario beneficare talvolta
qualcuno largamente (…) che più li conforta
e intrattiene lo essemplo di uno che veggono beneficato
che non li spaventa molti che non sono stati ben trattati.”in
cui sottolinea oltre all’ingenuità umana (riscontrabile
nel più debole) anche la possibilità ,per
chi è plutocrate e furbo, di conquistare fama e rispetto.Ma
la cattiveria umana sia per Guicciardini sia per Machiavelli
non è innata. L’uomo è tendenzialmente
incline al bene ma la società e il mondo in cui vive
gli offrono innumerevoli opportunità di compiere
del male, e purtroppo avendo una natura cosi fragile e corruttibile
è portato ad agire in modo sbagliato.Da qui la convinzione
di Guicciardini che gli uomini cosiddetti “malvagi”
siano numericamente superiori agli uomini “onesti”.
Questo atteggiamento realista sarà ripreso poi da
Graciàn, il quale afferma ”non si nasce perfetti,
l’uomo si va ogni giorno perfezionando nella persona
e nella pratica della vita fino a raggiungere l’esemplare
compiuto, il complemento della virtù e del valore”.Quindi
è compito dell’uomo, in quanto essere ragionevole
e dotato d’intelletto, scegliere la via che lo porterà
ad essere giusto e onorato.Si potrebbe concludere la definizione
non proprio esaltante della natura umana con il suo XLIX
pensiero dove invita gli uomini a tacere per quanto riguarda
i fatti propri, perché si sa che l’uomo è
portato a “cicalare” su questioni segrete.Ancora
meglio se si tratta di segreti altrui.
Senza togliere l’attenzione dal contesto storico in
cui Guicciardini è vissuto, si può facilmente
notare quanto gli argomenti dei suoi “Ricordi”
siano attuali e presenti anche ai nostri giorni . E’
dura pensare che dopo oltre cinquecento anni un uomo non
possa ancora fidarsi di un altro uomo, che la Chiesa sia
ancora tra gli organi più potenti e ricchi della
nostra società e che mentre milioni di persone, oggi
più di ieri, lottano giorno per giorno per sopravvivere
contro la fame e l’indigenza,la nostra Chiesa si preoccupa
di avere cattedrali sempre più grandi perché
i sempre meno fedeli possano ascoltare la ormai storpiata
parola di Dio.
Non sono poi cosi assurde le critiche mosse da Guicciardini
e dai suoi contemporanei alla corruttibilità umana
e a tutto quello che questo terribile difetto ha causato,causa
e amaramente continuerà a causare.
Per commenti, suggerimenti o domande puoi contattare l'autrice,
Antonella Graziani, scrivendo al suo indirizzo email: tonygraz85@hotmail.com.