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“Amstelodamensis”, “cittadino
di Amsterdam”, così Spinoza si dichiara nell’unico
saggio autografo: “Principi della filosofia cartesiana”.
E’ Colerus, biografo e amico del filosofo, ad informarci
sul luogo di nascita e sulla data: il 24 novembre del 1632.
Proveniva da una famiglia di tradizione ebraica che si era
impiantata in Olanda per le continue persecuzioni a cui
andavano soggetti i “marrani”, “porci”,
ricordando il modo in cui gli ebrei erano denominati. Il
padre Michael era un attivo commerciante di pietre preziose,
si occupava di importazioni ed esportazioni, inserendosi
così pienamente nel contesto commerciale della florida
Olanda del XVII secolo.Faceva parte la sua famiglia della
comunità ebraica di Talmud Tora, e più precisamente
del comitato formativo Mahamad, che si distingueva per intransigenza
e ortodossia alla regola.Il giovane Baruch non frequentò
probabilmente le scuole superiori, alle quali accedevano
solo coloro che erano destinati a diventare rabbini, ma
prese parte alla “Corona della legge”, sotto
gli insegnamenti di Saul Levi Morteira. Spinoza fin da giovane
non aveva mostrato alcun entusiasmo per le conezioni rigide
e pedisseque della comunità di cui faceva parte.
La sua mente stava elaborava proprio in quegli anni un concetto
di divinità diametralmente opposto a quello predicato
con veemenza e ossessione il sabato nelle sinagoghe.Un concetto
rivoluzionario: la divinità non astratta dal mondo,
ma presente in esso.Non un Dio-persona della tradizione
giudaica, ma un ordine geometrico che regolasse la realtà.Una
realtà derivata per necessità dall’essenza
stessa di Dio.Come dal trinangolo non può non necessariamente
derivare che la somma dei suoi angoli interni è centottanta
gradi. In quale modo la Mahamad venne a sapere di tali concezioni
considerate eretiche, è questione assai dibattuta..
Né essa aveva avuto modo di leggere alcuno scritto
del filosofo, né quegli stesso aveva avuto modo di
interloquire con alcuno dei suoi membri. L’ipotesi
più probabile è che la comunità abbia
ricevuto informazioni da due uomini che erano soliti conversare
con lui di temi biblici. Subitanea giunse la scomunica feroce
ed implacabile: Spinoza viene espulso dalla comunità,
maledetto, appellato “cane”, “bastardo”.
Su di lui si scagliano le peggiori infamie. E’ accusato
d’eresia e di blasfemia. Così il testo della
scomunica, l’herem:
“…Espelliamo, escludiamo malediciamo ed
esecriamo Baruch Spinoza.[…].Sia maledetto di giorno
e di notte quando si leva e quando si posa[…]Che nessuno
dimori sotto il suo tetto o legga i suoi scritti…”
Gli anni successivi alla scomunica sono caratterizzati dalla
frequentazione della casa di Franciscus van den Enden. Era
questi un libero pensatore, giurista, ex-gesuita che impartiva
lezioni di latino ai suoi studenti. Qui Spinoza giunse per
apprendere il latino, grazie al quale poter leggere, oltre
alla sapienza classica, le opere della Scolastica e di Cartesio,
considerato l’astro nascente della nuova filosofia.
Il più grande di tutti i filosofi: così lo
si accoglieva allora. Van den Enden era intellettuale eccentrico
e stravagante. Si racconta che faceva recitare le commedie
latine che insegnava. Ed è quindi probabile che ivi
Spinoza imparò l’arte della recitazione. Era
un clima, quello della casa di Franciscus, intriso di libertà
di pensiero e d’azione. Ed era proprio di questo che
il Nostro aveva bisogno. Successivamente si trasferisce
a Rijnsburg, ha contatti con la setta dei Collegianti e
apprende teorie significative sul libero arbitrio, sul rapporto
con le Sacre Scritture e sul libero esame. Sono questi gli
anni maggiormente intensi di lavoro. Incomincia la stesura
dell’Ethica.Vengono conclusi “il Breve Trattato
su Dio”, ed il “Trattato sull’emendazione
dell’intelletto”.In seguito Spinoza si trasferisce
a Vooburg, impartisce lezioni ad uno studente e comincia
a scrivere il “Trattato teologico-politico”.Gli
sono amici politici diplomatici, scienziati dello spessore
di Jan de Witt, Gran Pensionario d’Olanda, Hudde,
sindaco d’Amsterdam, Graevius, Vossius, solo per citarne
alcuni.Nel 1665 viene pubblicato il “Trattato”,
forse l’opera più direttamente polemica del
filosofo, contro ciò che egli spesso chiama “l’odio
teologico”. Un trattato in difesa della libertà
di pensiero e di parola. In difesa dell’autonomia
intellettuale. Sono chiariti i suoi rapporti con la comunità
ebraica, le ragioni dell’espulsione e della scomunica.
In questi anni scrive ad Oldenburg una lettera che chiarisce
le motivazioni che l’hanno indotto alla stesura dell’opera:
i pregiudizi dei teologi, la volontà di discolparsi
dalle accuse d’ateismo e finanche l’affermazione
della libertà di filosofare e di dire le cose che
pensiamo.Un’opera altamente innovativa e rivoluzionaria.
La rivendicazione delle libertà fondamentali a cui
ogni individuo ha diritto.Il Trattato viene edito chiaramente
anonimo, per rifuggire dagli eventuali atti censori a cui
sicuramente il testo sarebbe andato incontro. Ciononostante,
l’opera fu messa all’indice provocando aspre
reazioni negli ambienti calvinisti ed ebraici. Il soggiorno
all’Aja si caratterizza per la corrispondenza intrapresa
con un’altra, seppur giovane, personalità filosofica
del Seicento: Gottfried Wihelm von Leibniz. Spinoza non
è entusiasta dell’”intrusione”
di questo sconosciuto nei suoi affari privati. Chi faceva
dell’imperativo “caute” il suo motto non
poteva non guardare con dovuta diffidenza la figura di quest’uomo
che chiedeva di incontrarlo.
Così il suo giudizio:
“A quanto ho potuto conoscere dalle sue lettere,
mi è sembrato un uomo d’indole liberale e versato
in tutte le scienze.Reputo tuttavia imprudente di confidargli
così presto i miei scritti. Vorrei prima sapere che
cosa sia andato a fare in Francia e sentito il parere del
nostro Tschirnaus dopo che lo avrà più a lungo
frequentato.”
Il riserbo e la morigeratezza sembrano la chiave di lettura
di questo pensatore.Ed è tale caratteristica che
ha condotto molti suoi accusatori su posizioni imbarazzanti.
Lo potevano accusare d’ateismo, certo. Ma non potevano
rivolgergli le altre accuse connesse a chi veniva additato
come ateo. Non la dissolutezza dei costumi, non l’amoralità.
Spinoza in questo periodo prende parte attiva anche ad alcuni
processi o cambiamenti politici. Viene coinvolto emotivamente
dall’uccisione dei de Witt, si mette in cammino per
incontrare il principe di Condè, che in precedenza
aveva espresso la volontà di incontrarlo. Credeva
il filosofo che il principe potesse fungere da tramite con
Luigi XIV. Dichiarandogli le sue idee in fatto di politica
e libertà, sperava che esse potessero arrivare al
sovrano e che questi avesse potuto applicarle. Progetto,
questo, che consideriamo a dir poco utopistico. La flessione
degli assolutismi alle idee dei lumi della razionalità
si avrà solamente un secolo e mezzo dopo, dando vita
a qual fenomeno che va sotto il nome di dispotismo illuminato.
Il carattere di Spinoza- lo abbiamo messo in evidenza- è
altamente insofferente dei rapporti pubblici, dei leziosimi
e formalismi. Di una diffidenza quasi ossessiva, accoglieva
non di buon grado nuove amicizie o proposte di frequentazione.
Viveva appartato, solo in compagnia di pochi e fidati amici.
E fu proprio in virtù di questo “lathe biòsas”
che ebbe come sua unica occupazione lo smussare lenti, che
rifiutò la non poco alettante offerta della cattedra
di filosofia all’università di Heidelberg.
Spinoza muore il ventuno febbraio del 1677, per tisi, il
male che da anni lo affliggeva. In compagnia, si pensa,
del solo amico Schuller, del quale aveva richiesto aiuto
in conseguenza dell’aggravarsi della patologia. I
suoi unici averi, i manoscritti e la biblioteca, furono
venduti per il pagamento delle spese di stampa e della sepoltura.
[...]
Il testo continua illustrando in pensiero ed il sistema
Filosofico di Spinoza. Lo puoi scaricare - per una comoda
lettura - cliccando sul link poco sotto. Per commenti, suggerimenti
o domande puoi contattare l'autore, Gianluca Forgione, scrivendo
al suo indirizzo email: umbertoforgione@hotmail.com.
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