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Introduzione.
"Grazie", "Complimenti", "Perdono",
"Caro", "Condoglianze" e tante altre
forme del linguaggio quotidiano - nelle diverse lingue -
celano in sé profondi insegnamenti per la conoscenza
filosofica dell'uomo. Al di là dell'eventuale formalismo
vuoto - verso dove l'uso giornaliero tende a scagliarle
- queste espressioni così apparentemente inoffensive,
incidono originariamente su importanti dimensioni della
realtà umana.
Dalla discussione metodologico-tematica sul linguaggio
e dall'antropologia filosofica (guidati dal classico S.
Tommaso d'Aquino), queste formule di convivenza si mostrano
come messaggi cifrati, alle volte infinitamente sorprendenti
e saggi... Come dice S. Isidoro di Siviglia, senza l'etimologia
non si conosce la realtà e con essa si può
più rapidamente raccapezzare la forza espressiva
delle parole (1).
In verità le parole hanno un potenziale espressivo
molto maggiore di quanto noi - così automatico è
l'uso che d'esse facciamo - possiamo immaginare. Perciò
l'attenzione del filosofo per i modi di dire, per i contesti,
le sottigliezze del linguaggio comune, nella sua stessa
lingua od in altre.
Seguono altri paragrafi che completano lo scritto.
Il testo completo lo puoi scaricare - per una comoda lettura
- cliccando sul link poco sotto. Per commenti, suggerimenti
o domande puoi contattare colui che ha suggerito questo testo, Claudio Mancino, scrivendo
al suo indirizzo email: claudiomancino@tin.it.
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